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mercoledì, Settembre 2, 2026
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Vitamin drink: tanti zuccheri e poche certezze sulle vitamine

Le bevande arricchite con vitamine, i cosiddetti vitamin drink, sono sempre più presenti sugli scaffali dei supermercati e sempre più apprezzate dai consumatori in cerca di un’alternativa “sana” alle bibite tradizionali. Ma quanto c’è di realmente salutare in questi prodotti? Secondo un’inchiesta pubblicata dal Salvagente a firma di Antonella Giordano, e basata su un test condotto dalla rivista svizzera Saldo, la risposta è tutt’altro che rassicurante.

Un’immagine salutista che non rispecchia la realtà

Il primo elemento che emerge dall’analisi riguarda il contenuto di zuccheri. Bere mezzo litro di queste bevande significa, in alcuni casi, assumere rapidamente circa 20 grammi di zuccheri. Lo zucchero è spesso presente sotto forma di fruttosio, che contiene meno calorie dello zucchero da tavola, permettendo ai produttori di presentare il prodotto come relativamente poco calorico. Ma, come sottolinea la fonte, “meno calorie” non significa automaticamente “salutare”.

Nel test, il prodotto con meno zuccheri ne conteneva 13 grammi per mezzo litro, mentre i più zuccherati arrivavano a 22 grammi, pari a circa cinque zollette di zucchero. Tra i prodotti più zuccherati figurano il marchio Farmer (venduto da Landi) e Coop Hydrate+. Le bevande a marchio Saskia, Focus Water e Vitamin Well, vendute rispettivamente da Lidl, Aldi e Migros, contengono circa 20 grammi di zuccheri per mezzo litro.

Il fruttosio e gli effetti sul fegato

Secondo il Salvagente, uno studio citato da Saldo e condotto da ricercatori dell’Università di Zurigo su 94 giovani uomini sani ha confrontato gli effetti del consumo quotidiano di bevande contenenti fruttosio, glucosio o saccarosio. Dopo sette settimane, fruttosio e saccarosio avevano aumentato maggiormente la produzione di grasso nel fegato, arrivando a livelli circa doppi rispetto al gruppo di controllo che non aveva consumato bevande zuccherate.

Il rischio, spiega la fonte, è amplificato dalla facilità con cui si consumano queste bevande: una bottiglia da mezzo litro può essere bevuta in pochi minuti e, percepita come funzionale o salutistica, può indurre a consumarne più di una nell’arco della giornata.

Le vitamine ci sono davvero, ma quante?

Anche sul fronte delle vitamine i risultati del test sollevano qualche interrogativo. Le quantità presenti nelle bottiglie possono variare sensibilmente, poiché le vitamine sono sensibili alla luce e al calore e possono degradarsi durante la conservazione.

I laboratori hanno analizzato in particolare le vitamine B6 e B12. In molti casi sono state rilevate quantità superiori a quelle dichiarate in etichetta: in tre prodotti il contenuto di vitamina B12 risultava superiore di oltre il 50% rispetto a quanto indicato. Una delle spiegazioni, secondo la fonte, è che i produttori aggiungano una quota extra proprio per compensare le perdite nel tempo.

Questo non significa che le bevande siano pericolose: le vitamine del gruppo B sono idrosolubili e l’organismo elimina generalmente attraverso le urine quelle che non utilizza. Resta però da chiedersi, osserva il Salvagente, quanto sia realmente necessario arricchire di vitamine una bevanda destinata a persone che nella maggior parte dei casi non presentano carenze.

Il marketing funzionale e il prezzo elevato

Un altro aspetto rilevante riguarda il messaggio commerciale. Espressioni come “idrata”, “rinfresca”, “active” o riferimenti alla riduzione della stanchezza costruiscono intorno al prodotto un’immagine molto diversa da quella di una normale bibita zuccherata. Il rischio, secondo la fonte, è che il consumatore sottovaluti la quantità di zuccheri assunti proprio perché il prodotto viene percepito come funzionale o benefico.

C’è anche una questione di costo: secondo Saldo, sette dei dieci prodotti analizzati costano più di 2 franchi al litro (quasi 2,5 euro), un prezzo decisamente superiore a quello di una comune bottiglia d’acqua minerale.

Una buona notizia: niente PFAS né uranio

Non mancano però elementi positivi. Le analisi di laboratorio non hanno rilevato nei dieci prodotti testati la presenza di uranio né di acido trifluoroacetico (TFA), una sostanza appartenente al gruppo dei PFAS. Si tratta di un risultato significativo, soprattutto perché in precedenti analisi sulle acque minerali svizzere erano state riscontrate contaminazioni da TFA e, in alcuni casi, residui di uranio. Una possibile spiegazione, secondo la fonte, è che alcune aziende sottopongano l’acqua utilizzata per queste bevande a ulteriori trattamenti di purificazione.

Cosa tenere a mente come consumatore

Prima di acquistare un vitamin drink, può essere utile:

  • Leggere attentamente l’etichetta, prestando attenzione alla quantità di zuccheri per porzione e non solo per 100 ml.
  • Verificare la tipologia di zucchero utilizzato (fruttosio, saccarosio, glucosio).
  • Non dare per scontato che la presenza di vitamine renda una bevanda automaticamente salutare.
  • Confrontare il prezzo con prodotti analoghi, inclusa la semplice acqua minerale.

In sintesi, il test pubblicato dal Salvagente invita a guardare oltre l’etichetta e il marketing: un vitamin drink rimane, a tutti gli effetti, una bevanda zuccherata. Conoscerne il contenuto reale è il primo passo per fare scelte più consapevoli.

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