Acqua calda al posto delle batterie: un’alternativa concreta per la flessibilità energetica
In Danimarca, nella città di Aalborg, quattro enormi serbatoi d’acqua calda stanno dimostrando che la flessibilità del sistema elettrico non passa necessariamente attraverso le batterie. Secondo Leonardo Berlen su QualEnergia.it, il progetto realizzato da Aalborg Forsyning a Norbis Park rappresenta uno degli esempi più avanzati di integrazione tra sistema elettrico e riscaldamento urbano in Europa.
Come funziona il sistema di accumulo termico
Il principio è quello del power-to-heat: quando l’energia elettrica è abbondante e i prezzi sono bassi — tipicamente nelle ore di forte produzione da eolico o fotovoltaico — delle caldaie elettriche riscaldano l’acqua della rete di teleriscaldamento. Questo calore viene poi immagazzinato in grandi serbatoi e distribuito agli utenti nei momenti successivi, anche a distanza di uno o tre giorni.
Secondo la fonte, la capacità complessiva degli accumuli della rete di Aalborg raggiunge 241.000 metri cubi, rendendo questo il più grande sistema di accumulo termico della Danimarca. Tre caldaie elettriche da 50 MW ciascuna (150 MW totali) completano l’impianto, cui si aggiungerà una pompa di calore ad acqua di mare da 177 MW, attualmente in costruzione, con un coefficiente di prestazione (COP) stimato intorno a 3.
Cosa significa per le bollette dei cittadini
Questa notizia può sembrare lontana dalla vita quotidiana, ma ha implicazioni concrete per chi paga una bolletta di luce o di riscaldamento:
- Prezzi dell’energia più stabili: sistemi come quello di Aalborg assorbono elettricità nei momenti di sovrapproduzione rinnovabile, contribuendo a ridurre i picchi di prezzo sul mercato. Meno volatilità significa potenzialmente tariffe più prevedibili.
- Decarbonizzazione del teleriscaldamento: il progetto danese punta a sostituire progressivamente il calore prodotto dalla centrale a carbone locale, con benefici ambientali che nel tempo si riflettono anche sulle politiche tariffarie legate alla CO₂.
- Integrazione delle rinnovabili: più energia rinnovabile viene effettivamente utilizzata — anziché sprecata nei momenti di eccesso di produzione — meno si dipende da fonti costose e inquinanti nelle ore di punta.
Accumulo termico versus batterie: non sono la stessa cosa
Un aspetto chiave evidenziato dalla fonte riguarda il confronto con le batterie elettrochimiche. I due sistemi non sono intercambiabili: le batterie restituiscono energia elettrica alla rete, gli accumuli termici conservano calore per soddisfare fabbisogni termici. Tuttavia, in presenza di una rete di teleriscaldamento, immagazzinare energia sotto forma di calore può risultare molto più conveniente economicamente rispetto all’accumulo elettrochimico.
Come osservato da alcuni esperti citati nella fonte, «la flessibilità non deve essere sempre associata all’accumulo elettrochimico: pompe di calore, caldaie elettriche e accumuli termici possono gestire quantità di energia molto elevate, soprattutto quando vengono progettati come componenti integrati di un sistema energetico».
Un modello esportabile in Italia?
Il caso danese è rilevante anche per il dibattito energetico italiano. Il nostro Paese sta espandendo rapidamente la capacità fotovoltaica ed eolica, e la gestione degli eccessi di produzione rinnovabile è già oggi una sfida concreta per i gestori di rete. Dove esistono o si possono sviluppare reti di teleriscaldamento, l’integrazione con sistemi di accumulo termico potrebbe offrire un percorso tecnicamente solido e relativamente accessibile per valorizzare l’energia verde nei momenti di abbondanza, riducendo la necessità di costosi accumuli elettrochimici.
La fonte sottolinea inoltre il ruolo crescente degli algoritmi previsionali e dell’intelligenza artificiale nel coordinare produzione rinnovabile, pompe di calore e accumuli. Sistemi sempre più articolati richiedono strumenti di ottimizzazione avanzati per scegliere quando e come utilizzare le diverse risorse disponibili.
L’esperienza di Aalborg ricorda, in definitiva, che nella transizione energetica la soluzione migliore non è necessariamente la più tecnologicamente sofisticata: a volte un grande serbatoio d’acqua calda, gestito in modo intelligente, può fare la differenza per la bolletta dei cittadini e per la stabilità dell’intero sistema energetico.




