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Bonus mamme 2026: fino a 720 euro per le lavoratrici madri

Dal 20 ottobre 2025 sono aperte le domande per il Bonus mamme 2026, il contributo mensile riconosciuto alle lavoratrici madri con almeno due figli. Secondo quanto riportato da Lorenzo Misuraca su Il Salvagente, l’INPS ha ufficializzato l’avvio del servizio con il messaggio n. 3343, sulla base della circolare n. 106 del 16 ottobre.

Quanto vale il bonus e chi può richiederlo

Rispetto all’anno precedente, l’importo mensile è stato aumentato: si passa da 40 a 60 euro al mese, per un massimo di 720 euro annui. Il contributo non è tassabile e, dato importante, non entra nel calcolo dell’ISEE.

Possono accedere al bonus:

  • Le lavoratrici madri con due figli, di cui il più piccolo ha meno di 10 anni;
  • Le lavoratrici madri con tre o più figli, di cui il più piccolo ha meno di 18 anni.

Sono inclusi anche i figli adottati o in affidamento preadottivo. Il requisito deve essere posseduto al 1° gennaio 2026 oppure maturare entro il 31 dicembre: se ad esempio il secondo figlio nasce ad aprile, il bonus spetta da aprile a dicembre.

Quali lavoratrici rientrano

Il bonus è riconosciuto a una platea ampia di lavoratrici:

  • Dipendenti pubbliche e private, sia a tempo determinato che indeterminato;
  • Lavoratrici autonome iscritte alle gestioni previdenziali obbligatorie, compresa la Gestione separata INPS e le casse professionali;
  • Lavoratrici con contratti intermittenti o in somministrazione.

Sono invece escluse le lavoratrici domestiche, le titolari di cariche sociali e le imprenditrici prive della necessaria iscrizione previdenziale.

Il limite di reddito

Per accedere al contributo occorre non superare un reddito annuo da lavoro di 40.000 euro. Nel calcolo rientrano i redditi da lavoro dipendente e autonomo, anche se esenti o soggetti a regimi agevolati, oltre ad alcune prestazioni sostitutive come le indennità di maternità, malattia e cassa integrazione. Non si computano invece NASPI, DIS-COLL e pensioni.

Un caso da conoscere: tre figli e contratto a tempo indeterminato

C’è un aspetto da tenere a mente per le lavoratrici con tre o più figli assunte a tempo indeterminato: secondo la fonte, queste non possono accedere al nuovo bonus nei mesi in cui è in vigore quel tipo di contratto. Per loro resta applicabile, fino al 31 dicembre 2026, l’esonero del 100% dei contributi previdenziali IVS previsto dalla legge n. 213/2023. Se invece una lavoratrice con tre figli passa da un contratto a termine a uno indeterminato, il diritto al bonus cessa dal mese della trasformazione. Le madri con due figli a tempo indeterminato non hanno invece questa limitazione.

Come e quando ricevere i soldi

L’importo varia in base ai mesi di attività lavorativa effettiva:

  • 12 mesi → 720 euro
  • 9 mesi → 540 euro
  • 6 mesi → 360 euro
  • 3 mesi → 180 euro

Le mensilità relative all’intero anno 2026 saranno pagate in un’unica soluzione a dicembre 2026 per chi ha presentato domanda in tempo; per le altre la liquidazione partirà da gennaio 2027.

Come fare domanda

C’è tempo fino al 31 dicembre 2026 per presentare la richiesta, con proroga al 31 gennaio 2027 per chi matura i requisiti a dicembre. La domanda si presenta esclusivamente in forma digitale, accedendo al sito INPS con SPID, CIE, CNS o eIDAS, nella sezione Sostegni, Sussidi e Indennità, alla voce Nuovo Bonus mamme 2026. In alternativa è possibile rivolgersi a un patronato oppure contattare il Contact Center INPS (803 164 da rete fissa, 06 164 164 da mobile).

Nella domanda vanno dichiarati il numero di figli, i loro dati anagrafici, la situazione lavorativa e il rispetto del limite reddituale. Va indicata anche la modalità di pagamento, tramite accredito su IBAN o bonifico domiciliato.

Cosa significa per il portafoglio

Per le lavoratrici madri che rientrano nei requisiti, il bonus rappresenta un sostegno concreto e non trascurabile: fino a 720 euro in più nel corso dell’anno, senza che questa somma incida sull’ISEE né sia soggetta a tassazione. Vale la pena verificare se si rientra nei criteri e presentare la domanda entro i termini, anche avvalendosi dell’aiuto di un patronato.

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