Il mercato globale delle pompe di calore cresce, ma con differenze significative tra i Paesi
Le pompe di calore elettriche si stanno affermando non solo come strumento per ridurre le emissioni, ma anche come risposta concreta alla dipendenza dal gas e alle crisi di fornitura. Secondo il Heat Pump Monitor 2026 dell’Agenzia Internazionale dell’Energia (IEA), nel 2025 i dispositivi installati in Europa, Cina e Giappone hanno evitato circa 53 miliardi di metri cubi di consumi di gas per il riscaldamento degli edifici, in aumento rispetto ai 50 miliardi registrati nel 2024.
Secondo QualEnergia, che ha analizzato il rapporto IEA, senza questi apparecchi la domanda di gas nel 2024 sarebbe stata superiore del 12% in Europa e di circa il 35% in Cina e Giappone. Un dato che assume rilievo concreto alla luce della crisi energetica del 2022 e delle tensioni geopolitiche richiamate dalla stessa agenzia.
Le vendite crescono, ma la sensibilità agli incentivi è alta
Nel 2025 le vendite mondiali di pompe di calore per gli edifici hanno raggiunto 108 GW. In Francia, Germania e Stati Uniti le vendite annuali hanno ormai superato quelle dei generatori a gas. L’Europa, che rappresenta oltre il 20% delle vendite mondiali misurate in capacità, è tornata a crescere nel 2025, con picchi significativi in Germania.
L’andamento europeo mostra però quanto il settore sia sensibile alle modifiche degli incentivi. Secondo gli analisti citati da QualEnergia, per sostenere domanda e investimenti industriali servono politiche stabili, evitando cambi improvvisi che spingano famiglie e imprese a rinviare gli acquisti.
Cosa cambia in bolletta: il nodo del rapporto luce-gas
Per il cittadino, la domanda centrale è semplice: una pompa di calore fa risparmiare davvero? La risposta, secondo la IEA, dipende in larga misura dal rapporto tra il prezzo dell’elettricità e quello del gas nel proprio Paese.
Secondo la IEA, questi apparecchi sono da tre a cinque volte più efficienti di una caldaia a gas, ma il risparmio sui consumi deve essere sufficiente a compensare il maggiore investimento iniziale. I dati medi residenziali del 2024 mostrano una relazione piuttosto chiara:
- In Svezia, dove l’elettricità costava circa 1,1 volte il gas, le pompe di calore rappresentavano intorno al 90% delle vendite complessive di pompe e caldaie a gas.
- In Italia, con un rapporto vicino a 2,7, la quota era di circa il 25%.
- In Germania, con un rapporto di circa 3,4, restava poco sotto il 30%.
- Nel Regno Unito, dove l’elettricità costava quasi quattro volte il gas, si fermava intorno al 5%.
Va precisato, come sottolinea la stessa fonte, che anche altri fattori — clima, caratteristiche degli edifici, incentivi e continuità delle politiche pubbliche — incidono su questi dati.
Il costo nel lungo periodo: Roma vs Londra
Le elaborazioni IEA riferite al 2024 e al netto degli incentivi mostrano differenze significative a seconda del contesto geografico:
| Città | Tecnologia | Costo livellato indicativo | Alternativa a gas |
|---|---|---|---|
| Roma | Pompa aria-aria (riscaldamento + raffrescamento) | ~80 $/MWh | >100 $/MWh (caldaia + climatizzatore) |
| Londra | Pompa aria-acqua | ~120 $/MWh | ~85 $/MWh (caldaia a gas) |
| Shanghai | Pompa aria-aria | ~20 $/MWh | ~50 $/MWh (riscaldamento elettrico diretto) |
Il confronto conferma che le pompe di calore possono già risultare competitive, ma non in ogni mercato e configurazione. A Roma il bilancio è favorevole, a Londra no. I calcoli assumono una durata di 15 anni per climatizzatori, caldaie a gas e pompe aria-aria e di 18 anni per le pompe aria-acqua.
L’ostacolo dell’investimento iniziale
Un elemento che frena molte famiglie italiane è il costo di acquisto e installazione. Secondo i dati IEA riportati da QualEnergia, nel 2025 il prezzo delle pompe aria-acqua più vendute in Europa variava indicativamente tra 200 e 900 dollari per kW, contro 50-250 $/kW in Cina. A questo si aggiunge il costo dell’installazione che, in Europa, può arrivare a costare più dell’apparecchiatura stessa.
Ecco perché, per il consumatore italiano, è importante valutare con attenzione gli incentivi disponibili al momento dell’acquisto, che possono modificare sensibilmente la convenienza complessiva dell’investimento.
Le prospettive al 2035
Guardando avanti, la IEA stima che nello scenario basato sulle misure già in vigore, le vendite mondiali per gli edifici aumenterebbero entro il 2035 di circa l’80% rispetto ai 108 GW del 2025. Nello scenario che include anche gli impegni annunciati, le vendite più che raddoppierebbero e le pompe di calore coprirebbero circa il 20% della domanda globale di riscaldamento.
Per l’Italia, la direzione è segnata: la transizione verso le pompe di calore è in corso, ma la convenienza in bolletta dipende ancora molto dal contesto tariffario, dal tipo di edificio e dalla stabilità degli incentivi nel tempo.




