Le bollette elettriche degli italiani costano troppo e la soluzione non passa da sussidi generalizzati, ma da una strategia strutturale: più energie rinnovabili, reti potenziate, sistemi di accumulo e una revisione degli oneri di sistema presenti in bolletta. È questa, in sintesi, la posizione espressa da Paolo Angelini, direttore generale della Banca d’Italia, nel suo intervento alla 58ª Giornata del Credito, tenutasi a Roma il 7 ottobre 2025.
Perché l’elettricità italiana costa così tanto?
Secondo Angelini, il nodo centrale è la struttura del mercato elettrico: il prezzo dell’energia all’ingrosso viene determinato, nelle ore di punta, dalle centrali più costose, spesso quelle a gas naturale. Più è alta la quota di rinnovabili disponibili, meno spesso entra in gioco il gas, e i prezzi scendono.
I dati citati da QualEnergia.it parlano chiaro: secondo un’analisi dell’Agenzia europea dell’ambiente, nelle prime 16 settimane del 2026 il gas ha influenzato i prezzi all’ingrosso in Italia nel 66% delle ore, contro appena il 9% della Spagna. Il Power Barometer 2026 di Eurelectric indica che nel 2025 il gas ha determinato il prezzo elettrico italiano nel 73% delle ore.
Il confronto europeo non è favorevole all’Italia: nel 2025 le fonti rinnovabili hanno coperto il 41% della produzione elettrica nazionale, contro una media europea del 49%, e le nuove installazioni procedono a un ritmo inferiore agli obiettivi del Pniec.
Gli oneri di sistema: cosa potrebbe cambiare in bolletta
Una parte importante dell’analisi di Bankitalia riguarda proprio la composizione della bolletta elettrica. Angelini suggerisce di valutare il trasferimento sulla fiscalità generale delle voci destinate a finalità redistributive o di politica energetica generale, in linea con quanto previsto dal Pnrr.
In termini pratici, questo significherebbe che alcune componenti oggi incluse nella bolletta di ogni cittadino verrebbero finanziate attraverso il sistema fiscale generale, riducendo l’importo finale pagato da famiglie e imprese. Angelini precisa però che si tratta di una misura da valutare attentamente, considerando gli effetti distributivi e la sostenibilità dei conti pubblici.
Quello degli oneri di sistema è un tema noto ai consumatori: queste voci coprono, tra le altre cose, incentivi alle rinnovabili, agevolazioni per le imprese energivore e altri costi di sistema. Spostarle sulla fiscalità alleggerisce la bolletta, ma redistribuisce il costo su tutti i contribuenti.
No ai sussidi generalizzati, sì alle misure mirate
Angelini mette in guardia dagli interventi generalizzati e prolungati contro il caro energia: richiedono ingenti risorse pubbliche senza ridurre la dipendenza dalle importazioni. In caso di crisi eccezionali, Bankitalia ritiene preferibili misure temporanee e mirate per i soggetti più vulnerabili.
Sul fronte delle autorizzazioni per i nuovi impianti rinnovabili, il direttore generale segnala i ritardi burocratici e giudica meritevoli di attenzione le proposte di trasferire maggiori competenze dalle Regioni allo Stato. Per ridurre le opposizioni locali, suggerisce di coinvolgere le comunità nei benefici degli investimenti, anche attraverso sconti in bolletta per i residenti nei territori interessati.
Efficienza energetica e prestiti verdi: le case al centro
Un altro capitolo dell’intervento riguarda il finanziamento della riqualificazione energetica degli edifici. Bankitalia ha pubblicato una proposta di definizione semplificata di prestito verde, da portare al confronto europeo.
L’idea è affiancare ai finanziamenti conformi alla Tassonomia europea una seconda categoria, basata su criteri più accessibili: potrebbero essere considerati verdi i prestiti destinati a riqualificazioni che consentano di ridurre almeno del 30% i consumi di energia primaria oppure di migliorare l’edificio di almeno una classe energetica, senza dover dimostrare il rispetto di tutti i requisiti aggiuntivi previsti dalla Tassonomia.
Secondo i dati di Bankitalia, tra il 2022 e il 2024 la quota dei mutui verdi sulle nuove erogazioni è raddoppiata, raggiungendo il 12%. I dati indicano anche che questi finanziamenti presentano, a parità di condizioni, una rischiosità inferiore alla media: gli investimenti nell’efficienza energetica riducono l’esposizione delle famiglie agli aumenti dei prezzi, migliorandone la capacità di rimborso.
Cosa significa tutto questo per il cittadino?
L’analisi di Bankitalia non è una misura operativa immediata, ma un orientamento strategico autorevole che può influenzare le scelte del legislatore e del regolatore. Per il consumatore, i messaggi concreti sono:
- Una maggiore diffusione delle rinnovabili tende a far scendere i prezzi all’ingrosso, con potenziali benefici nel tempo sulle bollette.
- Una revisione degli oneri di sistema potrebbe alleggerire le bollette, soprattutto per le famiglie a basso reddito.
- Investire nell’efficienza energetica della propria abitazione può ridurre i consumi e quindi la spesa in bolletta nel medio periodo, e potrebbe diventare più semplice accedere a finanziamenti dedicati.
- Chi si trova in difficoltà economica può già oggi verificare se ha diritto al bonus sociale per luce e gas, che riduce direttamente l’importo della bolletta.
Sul nucleare, infine, Angelini evidenzia le incertezze tecnologiche, economiche e finanziarie ancora esistenti: per l’Italia, eventuali contributi significativi alla produzione elettrica potranno arrivare soltanto nel lungo periodo.




